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NOTIZIE DAL MONDO      A cura di Aldo e Stefano

ARTICOLI:
 UNA TAVOLETTA DI ARDESIA, UNA CIMA, UN UOMO E IL MARE
 NO CAZZILLO (PEDAGNO GONFIABILE) NO PARTY – Breve commento al Regolamento di attuazione dell'articolo 65 del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, recante il codice della nautica da diporto –
 Norme di sicurezza per unità da diporto impiegate come unità appoggio per immersioni subacquee a scopo sportivo o ricreativo
 Andora: il progetto di una barriera ecocompatibile a difesa della flora e fauna marine è diventato realtà
 PARASUB - Baselga di Pinè - Trento
 ELEFANTE MARINO PATITO DI HARLEY DAVIDSON
 APNEA: UNO SPORT IN ESPANSIONE
 ARTIGLIO...E IL MONDO APPLAUDI'
 IL FASCINO DELLA STORIA: IL RELITTO DEL RAVENNA
 Apnea …… tra sport e spiritualità
 QUESTA VOLTA 1 A 0 PER LE BALENE!
 CARO COMANDANTE……….ADDIO MONDO DEL SILENZIO !

UNA TAVOLETTA DI ARDESIA, UNA CIMA, UN UOMO E IL MARE
L'attività subacquea, col passare del tempo, ha gradualmente ma inesorabilmente perso la sua natura “pionieristica”, a metà strada tra avventura ed esplorazione, per trasformarsi in una “particolare” forma di turismo.
Con ciò il progresso nelle tecniche di immersione, sia con autorespiratore che in apnea, ne ha certamente incrementato la sicurezza e la diffusione, permettendo a molti di spingersi sempre più giù.....il fiorire di brevetti e specializzazioni venduti senza troppi scrupoli, di algoritmi e software decompressivi, di jacket tecnici, erogatori sofisticati, di mute su misura e pinne di carbonio ha troppo spesso trasformato la subacquea in una vuota questione “di immagine” facendoci rimpiangere quando si andava a pescare con una fiocina, una maschera e un paio di pinne, rigorosamente di gomma...
Anche l'apnea, la disciplina più pura dell'attività subacquea, non è uscita indenne da questo processo, con la conseguenza che troppo spesso la ricerca di questa purezza è diventata fine a se stessa, vuoto motivo di distinzione da tutti gli altri...

La storia che stiamo per raccontare vuole riportarci alla vera essenza di quello che facciamo, al più puro rapporto tra uomo e mare.
Il nome del suo protagonista, Gjorgio Haggi Statti, un uomo che potrebbe essere annoverato tra i più grandi recordman di apnea di tutti i tempi, non dirà nulla ai più, forse perchè visse in tempi in cui non si andava sott'acqua....per la gloria....

L'INCIDENTE
4 agosto 1913: la corazzata italiana di prima classe "Regina Margherita" si appresta a calare l'ancora nella baia di Pegadia all'isola di Scarpanto, tra Rodi e Creta, nell'Egeo. Per la nostra unità si tratta di una delle ultime tappe che l'avevano portata ad affiancare le operazioni delle truppe in Libia, conquistata con la vittoria della guerra del 1911 contro l'impero Ottomano.
Un sottocapo sulla plancetta grida il risultato delle misurazioni: « Dieci metri e non tocca! Quindici metri e non tocca, ventinove metri ... trenta metri", trenta metri... trenta metri ». Sembra un fondale adatto e il comandante decide di dar fondo, ma la nave si trova sull'orlo di una fossa profonda più di cento metri; i pochi secondi trascorsi tra l'ordine e l'esecuzione della manovra, portano la prua oltre l'orlo del gradino subacqueo.
L'ancora continua a sprofondare con velocità crescente trascinandosi dietro la catena e,all'improvviso, il dramma: “Un uragano di polvere rugginosa copriva la coperta, inutili risultavano i tentativi del maestro d'ascia di far agire lo strozzatoio: la catena, che scendeva in mare serpeggiando fragorosamente a velocità pazzesca, si esaurì. Il maniglione, strappato per il contraccolpo dal pozzo delle catene, raggiunse la coperta e, liberatosi dal tamburo dei verricello, colpì il comandante in seconda, capitano di fregata Proly, e i gabbieri schierati ai posti di manovra; sfiorò la testa dei guardiamarina Al Jack e, infilata la cubia, scompariva in mare. Ancora e catena erano perdute!”
L'ancora si adagiava sul fondale fangoso a 77 metri.
“Il sangue scorreva in coperta: una decina di uomini giacevano lamentandosi. Il comandante era morto sul colpo!"
La notizia dell'umiliante sorte della nostra nave si diffonde ben presto nella zona ed il giorno seguente sul ponte della Regina Margherita si presenta un singolare personaggio di nome Haggi Statti, (probabilmente Hagystatis), pescatore di spugne della zona che si offre di aiutare i marinai Italiani. Quest'uomo dice di essere in grado di ripescare l'ancora, incastrando un cavo sulla catena, assicura di aver raggiunto in passato -110 metri e di poter resistere, a -30 metri, fino a 7 minuti. …. Incredibile!
L'IMMERSIONE
«Per raggiungere le alte profondità, il sommozzatore stringe nelle braccia una sua pietra quadrilatera piatta, pesante kg. 14.500, che misura cm. 30x40 di superficie legata ad un sagola che viene tirata ed alata dall'imbarcazione dove sono tre suoi aiutanti. Tale pietra gli serve da timone con l'inclinazione che egli le dà per raggiungere il punto voluto.
Quivi egli rimane in qualche modo ancorato sulla pietra mediante una codetta che da una parte è fissata al suo polso sinistro, dall'altra ad una radancia che scorre sulla sagola cui e legata la pietra. Per risalire a galla non abbandona la pietra, ma con opportuno segnale, è tirato su dai suoi assistenti che ciò fanno a grandi bracciate». Da quanto si capisce non compensa. Non indossa né maschera né pinne.
Le operazioni si svolgono in quattro giornate consecutive in buone condizioni di mare.
Dopo essersi allenato, il primo giorno, con sei immersioni a profondità crescenti da 45 a 60 metri, all'indomani Gjorgio Haggi Statti scende cinque volte nelle vicinanze della catena, che giace su un fondo fangoso a forte pendenza. Nella seconda immersione, a 64 metri, cercando di Incocciare un rampino sopra uno dei maniglioni, disturbato dal fango, scivola e la pietra lo trascina giù fino ad 84 metri. Tornato a galla, ridiscende, e riesce a fissare un altro rampino alla catena.
Nel terzo giorno, altre sette immersioni: quasi tutte sul maniglione capotesta della catena, a 77 metri Nell'ultima, Haggi Statti facendo mollare e poi mettere in forza un cavo di acciaio munito di gancio, già infilato su una ghia legata ad uno dei maniglioni superiori, riesce a incrociarlo sul capotesta: è così possibile cominciare a recuperare alcuni metri di catena, sollevandola a mezz'acqua. Nell'ultimo giorno, con altre tre immersioni, il sommozzatore solitario riesce ad infilare uno sbirro poco lontano dal capotesta e a mettervi in forza un altro cavo.
Da quel momento il recupero non presentò più difficoltà.
Queste le osservazioni del medico di bordo:
«Haggi Statti Georgios, nativo di Simi, pescatore di spugne di 35 anni e ammogliato con 4 figli, tutti sani e viventi. Alto metri 1,70, pesa 65 kg. perimetro toracico 0,92. essendo 0,98 quello corrispondente alla massima inspirazione e 0.90 quello della massima espirazione, di colorito castano, piuttosto magro, ha uno sviluppo muscolare regolare».
«Per quanto all’esame si constati un notevole enfisema polmonare, tuttavia la parte alta del torace non ha ancora raggiunto rilevanti proporzioni, pur essendo alquanto convessa e rigida. I toni del cuore si percepiscono lontani, ma regolari»
«Polso 80 a 90, atti respiratori da 20 a 22. Nulla dl anormale nel sistema nervoso ne nel sistema pupillare ... Funzione auditiva ridotta, per mancanza assoluta di una delle membrane del timpano, residui nell'altra. Non ha sofferto di alcuna malattia... (salvo un tracoma regresso in seguito ad atto operatorio). Accenna solo a dolori alla colonna vertebrale e li sopporta rassegnatamente»
«Invitato a trattenere un respiro nell'ambiente ordinario, si oppose da principio, dicendo che l'esperimento non poteva avere valore perché sott'acqua resisteva assai di più. Infine vi si sottopose, e risultò che la sua capacità in queste condizioni giungeva appena a 40 secondi. Nelle operazioni di recupero innanzi descritte egli è sceso a profondità. variabili da 40 a 60 ed anche ad 80 metri trattenendosi sott'acqua da minuti 1,30 a 3,35: assicura di avere raggiunto i 110 metri e di potere a 30 metri resistere persino 7 minuti»
«Da qualunque immersione lo statti è uscito nel pieno vigore delle sue forze e lo dimostrava la maniera con la quale saltava nell'imbarcazione e vi rimaneva senza l'aiuto dei suoi aiutanti. Subito dopo si liberava dell'acqua penetrata nel naso e nelle orecchie. Interrogato sui fenomeni che sente durante le immersioni, dice di non avvertirne alcuno; probabilmente, abituatovi dall'infanzia, non li percepisce; solo, afferma di sentire tutta la pressione sulle spalle. Sugli occhi, nulla. Afferma, pure che a 80 metri, per quanto la luce sia diminuita, se l'acqua è limpida ci si vede abbastanza per lavorare»
Fonti: Rapporto ufficiale Regia Marina Militare, Rivista Marittima 1913, Mondo Sommerso 1960, articolo Vittorio Pozzo, 1913, www.apneateam.it., www.calypsosub.it


NO CAZZILLO (PEDAGNO GONFIABILE) NO PARTY
– Breve commento al Regolamento di attuazione dell'articolo 65 del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171, recante il codice della nautica da diporto –


Prima di iniziare la stagione delle immersioni è necessario affrontare brevemente la nuova normativa in materia di immersioni subacquee e mezzi d’appoggio alle stesse.

Il D. M. 146, del 29 luglio 2008, pubblicato in G. U. il 22 settembre 2008, entrato in vigore il 22 dicembre 2008 (90 gg dalla pubblicazione) contiene alcune disposizioni (quelle riguardanti i mezzi di appoggio alle immersioni) che si applicano solo alle imbarcazioni da diporto (cioè alle unità immatricolate) UTILIZZATE A LIVELLO COMMERCIALE

Sono pertanto esclusi i natanti (unità non immatricolate) che anche se utilizzati dai diving center rimangono soggetti alle normative stabilite dalle ordinanze delle capitanerie su base locale e le imbarcazioni (immatricolate) non utilizzate a livello commerciale, cioè dai privati.



Altre disposizioni, invece, si applicano a tutti i subacquei: cominciamo da queste ultime.



ART. 91 – SEGNALAZIONE –

L’art. 91 prevede l’obbligo (peraltro già previsto pre riforma) per tutti i subacquei di segnalarsi durante l’immersione con un apposito galleggiante dotato di segnale, o con segnale issato a riva dell’unità di appoggio, la classica bandiera. Viene fatto obbligo ai subacquei di operare nel raggio di 50 metri dal segnale. Sotto questa condizione è sufficiente un segnale per ogni gruppo di sub.

La vera novità consiste nell’OBBLIGO PER TUTTI I SUBACQUEI di utilizzare, in caso di risalita ad una distanza maggiore di 50 metri dal segnale, il pedagno gonfiabile (cazzillo) che dovrà essere dotato di almeno 5 metri di sagola e “sparato” prima della riemersione. Ciò significa che è attualmente obbligatorio, per effettuare l’immersione, avere e portare con sé tale strumento di segnalazione, indipendentemente dal livello o dal tipo di immersione che si sta per effettuare, dal patto che si facciano immersioni come privati o accompagnati da un diving.

IL CAZZILLO DIVENTA UNA DOTAZIONE OBBLIGATORIA PER TUTTI I SUBACQUEI.



Altra novità è la regolamentazione a livello nazionale della segnalazione durante le immersioni subacquee (conformemente a quanto già previsto da alcune capitanerie): tutti coloro che effettuano immersioni notturne - PRIVATI INCLUSI - dovranno segnalarsi con una luce gialla intermittente visibile per almeno 300 metri a giro d’orizzonte (un segnale per gruppo a condizione che si operi nel raggio di 50 metri dalla stessa). Partendo dalla considerazione secondo cui è obbligatoria la segnalazione diurna (cazzillo) in caso di risalita lontano dal gruppo, sarà necessario che ogni subacqueo sia dotato di luce gialla visibile a 360 gradi per segnalare la propria presenza in caso di riemersione “in solitaria”



ART. 90 – MEZZI DI SALVATAGGIO E DOTAZIONI DI SICUREZZA

L’art. 90 contiene disposizioni che regolamentano le dotazioni di sicurezza dei mezzi appoggio utilizzati dai diving center (con esclusione dei natanti non immatricolati). Tali imbarcazioni dovranno essere dotate di:

a) Una bombola di gas respirabile (quindi non solo aria, ma anche nitrox o ossigeno – compatibilmente con le MOD delle miscele – ) del volume di almeno 10 l per ogni 5 subacquei dotata di 2 erogatori e di una strombo in caso di immersioni notturne.

b) In caso di immersioni con decompressione (cioè anticipatamente programmate e pianificate con tappe di deco) è necessaria la stazione di decompressione. La disposizione nulla dice su come debba essere costruita, ma solo che tale “sistema” deve essere in grado di permettere a tutti i subacquei di effettuare le ultime due soste: il che si traduce in gas respirabile per permettere a tutti i subacquei di effettuare le tappe a -6 e -3 metri. Nulla però si dice in merito al numero di erogatori da utilizzare effettivamente.

c), d) Kit di somministrazione ossigeno e cassetta di pronto soccorso sono ormai parte delle dotazioni di sicurezza di tutti i divng: la disposizione detta solo gli standard che questi devono rispettare.

e) Un apparato ricetrasmittente VHF

f) è richiesta la presenza in barca di una persona abilitata al primo soccorso subacqueo. Tale disposizione non richiede un soggetto abilitato al salvamento subacqueo (cioè un rescue diver) ma un soggetto in possesso di un’abilitazione al primo soccorso con l’utilizzo di ossigeno normobarico, abilitazione rilasciata dalle organizzazioni subacquee riconosciute sul territorio nazionale. Si noti che generalmente i brevetti di rescue diver non abilitano all’utilizzo di ossigeno normobarico essendo necessaria appositi corsi (es. “primo soccorso in ossigeno Fias).


Potrete trovare il testo delle disposizioni in commento nell’articolo seguente.

Norme di sicurezza per unità da diporto impiegate come unità appoggio per immersioni subacquee a scopo sportivo o ricreativo
Il DECRETO 29 luglio 2008, n. 146 -
Regolamento di attuazione dell'articolo 65
del decreto legislativo 18 luglio 2005, n. 171,
recante il codice della nautica da diporto.
(GU n. 222 del 22-9-2008 - Suppl. Ordinario n. 223) - disciplina aspetti relevanti dell'immersione sportiva. Di seguito le questioni di maggior interesse.
A breve un commento delle disposizioni in esame

Capo III
Norme di sicurezza per unità da diporto impiegate come unità
appoggio per immersioni subacquee a scopo sportivo o ricreativo

Art. 90
Mezzi di salvataggio e dotazioni di sicurezza
1. Le unità da diporto impiegate come unità appoggio per le immersioni subacquee a scopo sportivo o ricreativo, oltre ai mezzi di salvataggio individuali e collettivi e alle dotazioni di sicurezza indicati nell’allegato V, devono avere a bordo le seguenti dotazioni supplementari:
a) una bombola di riserva da almeno 10 litri ogni cinque subacquei imbarcati, contenente gas respirabile e dotata di due erogatori e, in caso di immersione notturna, di una luce subacquea stroboscopica; b) in caso di immersioni che prevedono soste di decompressione obbligate, in sostituzione della bombola di riserva di cui alla lettera a), È richiesta una stazione di decompressione. La stazione è dotata di un sistema di erogazione di gas respirabile in grado di garantire l’esecuzione delle ultime due tappe di decompressione ad ogni subacqueo impegnato in tale tipo di immersione;
c) un’unità per la somministrazione di ossigeno con caratteristiche conformi alla norma EN 14467;
d) una cassetta di pronto soccorso conforme alla tabella A allegata al decreto del Ministero della sanità 25 maggio 1988, n. 279, e una maschera di insufflazione, indipendentemente dalla navigazione effettivamente svolta;
e) un apparato ricetrasmittente ad onde metriche (VHF), anche portatile, indipendentemente dalla navigazione effettivamente svolta.
2. Le immersioni subacquee a scopo sportivo o ricreativo richiedono la presenza di una persona abilitata al primo soccorso subacqueo.

Art. 91
Segnalazione
1. Il subacqueo in immersione ha l’obbligo di segnalarsi con il galleggiante di cui all’articolo 130 del decreto del Presidente della Repubblica 2 ottobre 1968, n. 1639.
2. In caso di immersione notturna, il segnale di cui al comma 1 del presente articolo È costituito da una luce lampeggiante gialla visibile, a giro di orizzonte, ad una distanza non inferiore a trecento metri. 3. In caso di più subacquei in immersione, È sufficiente un solo segnale. Ogni subacqueo È dotato di un pedagno o pallone di superficie gonfiabile, di colore ben visibile e munito di sagola di almeno cinque metri, da utilizzare, prima di risalire in superficie, in caso di separazione dal gruppo.
4. Il subacqueo deve operare entro il raggio di cinquanta metri dalla verticale del segnale di cui ai commi 1 e 2 del presente articolo.
5. Le unità da diporto, da traffico o da pesca in transito devono mantenersi ad una distanza non inferiore ai cento metri dai segnali di posizionamento del subacqueo.

Andora: il progetto di una barriera ecocompatibile a difesa della flora e fauna marine è diventato realtà
Il comune di Andora e la Regione Liguria puntano al ripopolamento dei fondali marini e per questo ad Ottobre 2008 sono iniziati i lavori per la costruzione di una barriera sottomarina di fronte alle coste di Andora
Il fine è appunto quello di proteggere ed incrementare la flora e la fauna sottomarine presenti sui fondali andoresi; in particolare la costruzione di questa barriera punta a proteggere la prateria di Posidonia oceanica e le specie di pesci che la popolano, minacciate dall’erosione dei fondali e dalla pesca a strascico.
La barriera, è formata da diversi moduli amovibili di forma piramidale, posizionati ad una profondità che va dai 22 ai 27 metri e distanti dalla costa poco più di 1 km.
Tutta la struttura è completamente ecocompatibile.
La barriera sarà composta da tre file di moduli e sarà realizzata in due tranche: la prima lunga 266 metri E’ORA GIA’ IN ACQUA. (a breve sarà anche visitabile). Ogni modulo che costituisce la “tranche” già in acqua, ha un diametro di 4 metri per un’altezza di 2 metri.
A progetto ultimato, la lunghezza massima della barriera sarà di circa 1 km per una larghezza di 50 metri. Inizierà con la primavera un’attività di monitoraggio dell’area al fine di valutare gli efftiivi miglioramenti del popolamento pelagico e bentonico dell’area protetta.
A tale scopo nella zona protetta dalla barriera, sarà interdetta la pesca a strascico in quanto, non essendo una pesca di tipo selettivo, può danneggiare gravemente la fauna marina presente, ostacolando ulteriormente il ripopolamento.
Con questo progetto, e in particolare con la costruzione della seconda tranche di barriera, la Regione Liguria vuole partecipare come partner al progetto della Comunità Europea "Mermaid" che ha come scopo lo studio e la progettazione di strutture e metodi di gestione del territorio per la protezione di zone dove si trovino praterie di posidonia oceanica.
La posidonia Oceanica è una vera e propria pianta acquatica (fanerogama) tipica del Mar Mediterraneo che assomiglia alle piante terrestri, in quanto ha radici, un fusto e foglie nastriformi che possono raggiungere la lunghezza di un metro e frutti simili a bacche e costituisce un ottimo ed insostituibile habitat per numerose forme di vita sottomarina.
Con la costruzione di questa barriera Andora punta molto sull'offerta turistica, in modo da richiamare gli appassionati di immersioni subacquee che possono e potranno in questo modo apprezzare la varietà delle specie ittiche presenti nelle acque andoresi.

PARASUB - Baselga di Pinè - Trento
Avrà luogo sabato e domenica 14 e 15 FEBBRAIO 2009 sul Lago di Serraia a Baselga di Pinè – - la tradizionale manifestazione “PARASUB ”.
Unica nel suo genere in Italia, unisce gli appassionati della subacquea, che avranno la possibilità di effettuare delle immersioni filoguidate sottoghiaccio (un percorso lungo oltre 300m), con gli appassionati del volo libero in parapendio che si lanceranno dal soprastante monte di Costalta per un atterraggio a centro sul lago ghiacciato. L’assistenza sarà garantita dalla Croce Rossa italiana.
Inoltre in questa edizione il noto atleta/apneista Michele Tomasi vedrà di eseguire una performance sottoghiaccio di distanza in apnea.
Si uniranno oltre ai parapendii, nella parte volo, degli ultraleggeri che durante la manifestazione effettueranno delle evoluzioni sul cielo sopra la manifestazione
L’apertura della manifestazione è prevista alle ore 14.00 del sabato 14 , in seguito verranno proiettati filmati inerenti l’attività svolta nel 2008 dalla Braidosub, e presentazione dell’apneista Tomasi Michele e di tutto lo staff presente.
La giornata di domenica seguita da televisione e stampa inizierà alle ore 09.00 con le iscrizioni dei subacquei e dei volatori, anche se sarebbe preferibile una pre-iscrizione allo 0461.932824 o al 340.7286996 di BRAIDOSUB – Stefano Braido.
Tra le pre-iscrizioni già arrivate gli habitué, oltre ai Trentini, gruppi di Roma, Verona, Bassano del Grappa, Ferrara, Genova , Savona, Milano Vicenza ecc.
Nel gennaio 2006 n° 160 iscritti, più circa altri 50 accompagnatori.


Per ulteriori informazioni telefonare al 340.7286996
Uff. 0461.932824.
Cordiali saluti

ELEFANTE MARINO PATITO DI HARLEY DAVIDSON



Sulla spiaggia di Sorrento (a 90Km da Melbourne, Australia) un elefante marino femmina ha preso fissa dimora per essere sempre vicino alla sua attrazione preferita: il passaggio delle Harley Davidson! E sì, perché la spiaggia è un famoso ritrovo di bikers dell’Harley , e quando arrivano con il loro rombo inconfondibile, anche l’elefante marino (soprannominato Ellie) appare sulla spiaggia spalancando la bocca e dimenando i quintali del suo corpo massiccio per poi ributtarsi in acqua. Non è ammalata, non è ferita, ne’ aggressiva….solo pura curiosità la sua!Una miss e una mascotte lontana dalle classiche modelle in bikini! È passata una Honda……Ellie non ha neanche girato la testa…….(www.mareinitaly.it)

APNEA: UNO SPORT IN ESPANSIONE
L’apnea è uno sport in espansione, una disciplina magica che ha raggiunto il culmine agonistico nei duelli tra Maiorca e Majol, tra Pipin e Pelizzari. Adesso questo sport sta vivendo una seconda giovinezza, nuovi talenti vi si avvicinano non solo per stabilire nuovi primati, ma soprattutto per vivere intensi momenti di sport, amicizia e benessere a contatto con la natura.
Mi rendo conto quando scrivo di apnea quanto sia difficile trasmettere le emozioni che si provano, sminuendo di fatto ciò che va al di là della semplice prestazione sportiva; per questo vorrei portarvi in un tuffo da sogno verso il grande blu!
" ... il mare mi culla, le onde accompagnano il ritmico movimento dei miei pensieri, cerco di rilassarmi, rivedo dentro di me il mio tuffo, la mia discesa, le molte persone intorno in un silenzio rispettoso scrutano le profondità dove il mio cavo porta,fisso il testimone, sono rilassato, sento il giudice scandire il tempo, 5..4..3..2..1 top ... l'ultimo respiro, l'ultima nuvola del cielo che mi accompagna nelle profondità, il mio diaframma si abbassa e inizio il mio cammino!
Una dolce capovolta mi separa per questi attimi dalla mia qualità di uomo terrestre, adesso fluttuo nel blu, l'acqua mi scivola addosso, mi accompagna alla conquista del benessere, pochi metri ancora ed il mio assetto diventa negativo, è questo il momento più bello, il mio nirvana, mi lascio trasportare verso l'abisso da nuove sensazioni, voglio godermi quest'istante sempre troppo breve, posso sentire al mio fianco tutti gli assistenti presenti lungo il cavo, questi angeli mi danno sicurezza, sono tranquillo, compenso e socchiudo gli occhi, ora vedo il mio limite, la mia meta, laggiù nell'azzurro, il piattello con il mio testimone, non è una conquista, non è una sfida, è un limite, questo limite che mi riporta alla dimensione di uomo terrestre, non so vivere nel mondo delle sirene e devo tornare. Afferro il cartellino e inizio il mio percorso inverso, so che tra poco finirà tutto, tra poco smetterò di essere una persona speciale, che parla con il mare, che lo sente respirare, apro gli occhi e rivedo gli amici assistenti, questa volta sfilano veloci davanti a me, vorrei fermarmi, abbracciarli, dirgli quanto sono importanti, ma non posso, devo risalire, il mio assetto si fa ancora positivo ed ora so che sono prossimo all'uscita, il primo respiro, così importante, così profondo.
Maiorca disse che è come quello di un bambino che nasce, il mio è quello di un uomo che torna da terre lontane, gli assistenti di superficie controllano vigili, io respiro e respiro ancora, stringo nelle mani il mio cartellino, ma non mi importa, non sono i numeri o le profondità che mi interessano, sono le sensazioni.
Un tuffo profondo dura un attimo, ma ha un’intensità speciale, ti lascia dentro qualcosa, di importante e di unico.

di ALBERTO BALBI

ARTIGLIO...E IL MONDO APPLAUDI'
Il sette dicembre del 1930, nella baia di Quiberon, lungo le coste della Bretagna, a causa di un triste destino, mentre stava lavorando alla demolizione di un relitto militare americano ancora carico di munizioni, esplose e si inabissò ˜ il leggendario ARTIGLIO.
Nella disgrazia scomparvero dodici uomini dell'equipaggio e tra loro anche il comandante Bertolotto di Savona e quelli che all'epoca erano considerati i tre più grandi palombari al Mondo:
i viareggini Gianni, Franceschi e Bargellini.
La nave faceva parte della flotta della So.ri.ma. di Genova gestita da commendator Quaglia di Diano Marina.
Di alcuni di loro il mare non restituì“ più nulla: pare che il corpo mai rinvenuto del suo comandante sia rimasto ancora all'interno del relitto, nella sua cabina.
Successivamente dopo, fu armata un'altra nave che prese lo stesso nome e gli allievi dei palombari continuarono le imprese leggendarie, recuperando dopo circa due anni, il famoso carico di sette tonnellate d'oro e quarantaquattro d'argento, dal relitto del transatlantico EGYPT, affondato nell'Oceano Atlantico alla profondità - proibitiva per l'epoca - di 130 metri.
Fu un'impresa memorabile che portò il nome dell'Italia e della sua marineria, su tutte le pagine dei giornali del mondo.

La 3° edizione del Premio Internazionale Artiglio, ( che quest'anno andrà all'archeologo subacqueo ricercatore belga Robert Sténuit - dopo essere stato attribuito precedentemente a Cousteau e a COMSUBIN), si terrà nel Palazzo dei Congressi Principe di Piemonte di Viareggio dal 02 al 05 giugno, e saranno esposti nuovi ed interessanti reperti recuperati sul relitto del primo Artiglio.
Le attuali operazioni di recupero assieme con le storiche immagini di repertorio, saranno documentate in video e diaporama a cura dei savonesi Fulvia e Pierluigi Bortoletto.
Tali opere saranno proiettate nelle serate di sabato e domenica durante la manifestazione.
Gli argomenti dei prestigiosi relatori che interverranno, i ricercatori storici Mirto e Cappelletti, gli archeologi subacquei Ciabatti, Sarmast, Tusa, Moccheggiani e Sténuit, si alterneranno a proiezioni di diaporama di attività subacquee, anche per le scuole, diretti dagli svizzeri Bernasconi e italiani Dilenge e Bortoletto, e saranno proiettati filmati documentaristici importanti come quello di Pétron sul relitto del TITANIC realizzato a oltre 4000 metri sul fondo marino.

Fulvia Rescazzi Bortoletto

IL FASCINO DELLA STORIA: IL RELITTO DEL RAVENNA
L'ecoscandaglio segnala chiaramente le afferrature che si innalzano da un fondale sabbioso di circa 90 metri sino a –80, il mare è calmo ma sappiamo che la zona è caratterizzata da correnti a tanto forti che talvolta costringono a abbandonare l'immersione.
Transitiamo alcune volte sul punto ed infine buttiamo il pedagno che rapidamente trascina con se gli oltre 100 metri di cima; dopo alcuni secondi in superficie rimane solo la boa che col suo dondolio sembra invitarci ad indossare le attrezzature. Ci prepariamo con calma aiutati dallo staff dello Sport7 Diving Club, effettuiamo un ultimo controllo e ci portiamo in prossimità del punto d'immersione. Dopo essere rimasti un paio di minuti in superficie per adattarci al nuovo ambiente iniziamo la discesa; già dai primi metri la corrente ci costringe ad una costante pinneggiata, il fondo sembra non arrivare mai…poi all'improvviso cominciamo a scorgere un ombra, siamo a –76, davanti a noi quelli che in superficie erano dei semplici puntini sull' ecoscandaglio prendono lentamente la forma di un enorme relitto; raggiungiamo le prime strutture a centro nave dove ci fermiamo per riprendere una respirazione regolare. Guardandoci intorno ci rendiamo conto della straordinaria natura di questo luogo; enormi ventagli di gorgonie , corallo nero e un incredibile varietà di forme di vita bentonica hanno colonizzato il relitto colorandolo con mille sfumature; nuvole di anthias sembrano voler proteggere lo scafo dalla nostra intrusione, un enorme pesce S. Pietro ci accompagna mentre sorvoliamo quello che doveva essere il ponte superiore in legno ormai completamente crollato.
Il Ravenna ci appare in assetto di navigazione ed in molti punti è possibile accedere direttamente alle stive ed agli alloggi dove si possono ancora scorgere i resti di posate e piatti, bisogna prestare particolare attenzione alla presenza di reti e lenze senza dimenticare di controllare frequentemente gli strumenti. Le sue dimensioni e l'elevata profondità richiedono almeno 3-4 immersioni per poterne avere una visione d'insieme; indispensabile una buona preparazione, un attenta pianificazione e per goderne appieno lo spettacolo un ”buon trimix”.
Il tempo a nostra disposizione è purtroppo terminato e così iniziamo il lento ritorno al nostro mondo, al primo cambio gas incontriamo Stefano che ci assisterà durante tutta la decompressione, dalla superficie Aldo e Giovanni hanno provveduto a calare la stazione di decompressione, le ultime tappe ci concedono di distrarci un pò dagli strumenti, negli occhi di tutti si legge la voglia di ritornare per continuare la visita a questo splendido relitto magari con telecamera e macchina fotografica.

Un ringraziamento particolare a Stefano Taddeo ed allo staff dello Sport7 Diving Club per lo splendido supporto.

Cora Gialuca
Occelli Massimo
Scosceria Luca

Storia:
Costruito a Sestri ponente nel 1901 veniva impiegato sulla rotta Genova – Buenos Aires; il 4 aprile del 1917 era localizzato dal sottomarino U-52 che lo silurava nei pressi di Andora (SV), carico di passeggeri e carbone si inabissava su un fondale di 90 meri davanti a capo mele.

Scheda:
tipo di nave: passeggeri
stazza lorda:4101 tonellate
lunghezza:110mt
larghezza: 13mt
motore: una macchina a triplice espansione, caldaie a carbone
potenza:2500 cv
velocità:12 nodi
83 equipaggio e 1250 emigranti

Apnea …… tra sport e spiritualità
è con piacere che ospito in questa mia rubrica un'amica, Sandra Vallelunga, che con le sue emozioni ci racconta cosa significa fare apnea, ogni mio commento sarebbe superfluo a questo che più che un racconto è un'armonia di versi in poesia……..

Sono nel limbo.
Guardo dalla terrazza di casa mia il profilo dei monumenti di Roma al tramonto…uno spettacolo magnifico che però non mi regala l'emozione che cerco.
Forse perché in realtà non sono qui. Non sono a Roma. E' come se avessi subito una trasfigurazione: il mio corpo è qui…ma l'anima, la mente e tutta la mia energia sono rimaste a Ustica, l'isola incantata, dove la neve aleggia negli abissi e cormorani sfiorano superfici di seta fino ad innalzarsi nel cielo blu tra nuvole
celesti, verdi, rosa……
venerdì 23 agosto – pomeriggio – squilla il mio cell: Massimiliano Zappettini! "…ma mi lasceranno imbarcare la 'bambina'? (la monopinna)" " Quante valigie ti porti?" "A che ora atterri?" "E le Manu?" (Manuela Acco e Emanuela Franco) "OK, allora ci aspettiamo all'uscita dell'aeroporto….a domani!!"
A DOMANI? A DOMANI???????
Cribbio!!! E' domani, non più mesi, non più settimane né giorni, ma solo poche ore, poche ore per ritrovarsi di nuovo tutti insieme!! L'eccitazione è indescrivibile!
Non sto più nella pelle dalla bramosia del sospirato abbraccio con i miei amici: le Manu, Zapetèn e poi due new entry: Marco Capitoli e Marcello Lo Vetere neo istruttori AA, con cui condivideremo le emozioni, la gioia, la rabbia di questa fatale settimana: nuove vittorie, sconfitte, silenzi…

A Ustica troviamo ad aspettarci Stefano Tovaglieri istruttore AA che terrà per tutta la settimana uno stage di apnea per neofiti e curiosi.

Non stiamo nella pelle. Il mare ci reclama. E in men che non si dica ci tuffiamo dalle rocce dell'Hotel Grotta Azzurra (che ci ha gentilmente ospitati nella sua piscina e concessoci il passaggio al mare per i nostri allenamenti …e non.!!).
L'acqua tiepida ci accarezza la pelle e il fondale ci accoglie tacitamente nei suoi mille colori brillanti.
E mentre branchi di castagnole e pesci variopinti ci nuotano intorno iniziamo la nostra danza silenziosa, scendiamo nel profondo, rimaniamo sospesi nel nulla, il nostro corpo vince la gravità e voliamo liberi da ogni costrizione, da ogni impedimento, da ogni limite.
Consumando le ultime preziose riserve nei nostri polmoni, ci guardiamo silenziosamente, e i nostri occhi rispecchiano molto di più di quanto qualunque parola potrebbe esprimere.
Forse apparteniamo a una razza particolare, quella per cui le sensazioni si trasmettono con la vicinanza, nel momento in cui si sta vivendo lo stesso tuffo.

Il nostro arrivo coincide con la festa di San Bartolomeo. Ustica festeggia e rende omaggio al santo con canti, orchestra, processione e fuochi d'artificio.
Roberto Fedele, detto Ramon, proprietario de LA PERLA NERA DIVING (www.laperlaneradiving.com) è il personaggio che maggiormente spiccherà in questa settimana per la sua simpatia, disponibilità e grande professionalità. La sera stessa infatti ci ospita su una delle sue potenti e comode imbarcazioni per ammirare dal mare i fuochi di artificio. Mentre la serata trascorre tra risate incontenibili per via delle imitazioni di Ramon e aneddoti simpatici….di fuochi nemmeno una fiammella!!!! A causa del tempo instabile, ci spiegheranno una volta a terra, sono rimandati alla sera successiva. Poco male: bisseremo la serata!!!

L'allenamento ci attende il giorno dopo: sveglia alle 7.30 e app.to alle 8.00 presso la piscina del Grotta Azzurra, rigorosamente a digiuno, come intimatoci dal buon Tova.
All'appuntamento troviamo anche il folto gruppetto di nuovi aspiranti dello stage di Stefano e Massimiliano Zappettini che lo affiancherà nelle lezioni nel suo battesimo da neo istruttore AA.

Guardo i corsisti e sento gonfiarmi di un lieve e sciocco fanatismo da "veterana". Ma basta poco per farmi abbassare la cresta: guardo le mie compagne che eseguono con meticolosità e sicurezza un iter predefinito frutto di un serio e costante allenamento (arrivo a Ustica con alle spalle quasi un anno di totale inattività).
Lo schiaffo alla mia presunzione è forte, ma la tenacia che mi anima è maggiore: il mare che brilla di fronte a me e i raggi caldi del sole mi riempiono di energia.
Tutte e tre siamo stese a terra sui nostri teli in completo relax lasciando che il sapore salmastro e il calore del sole che sorge colmi d'energia ogni cellula del nostro corpo.
La respirazione è lenta e regolare, il petto si gonfia e si rilassa nella completa espirazione per consentire la maggior fuoriuscita di co2 e controllare e ridurre il battito cardiaco.
Abbiamo raggiunto il nostro "momento apice" e passiamo allo stretching per rilassare ogni parte del nostro corpo affinchè in acqua possa arrendersi del tutto e creare un'uniformità con l'elemento per protrarre il più a lungo possibile la nostra apnea.
Con gesti lenti e rilassati entriamo in acqua, ci infiliamo le mute seguendo rituali ormai automatici.
Il momento di maggior raccoglimento. Bisogna raggiungere la più alta concentrazione, si deve trovare il canale giusto per "staccarsi" dal proprio corpo e lasciare che la mente voli libera, lontana, nel futuro o nel passato non importa, nei momenti di gioia o dolore non importa, nel buio o alla luce non importa, l'unica cosa che conta è lasciala libera e ingannarla, illuderla, affinchè non le torni la voglia di tornare indietro per quel canale che ti catapulta di nuovo nella realtà e nella consapevolezza dei ritmi del tempo che avanza.
OK! Ce l'ho fatta, sta volando, la vedo, è incuriosita da un puntino luminescente tra i miei occhi, solo un pochino più su, eccola….è ferma, è lì, è ipnotizzata da questa fioca luce!
Ma poi la luce subisce un forte sussulto, come una scossa di terremoto! Accidenti: le contrazioni!!!
L'ipnosi è finita, lei, la mente, sta puntando il canale di ritorno.
Devo impedirglielo. Devo lasciarmi andare, devo ricatturarla! Mi riconcentro, mi rilasso, cerco di accogliere le contrazioni che scuotono il mio torace nel tentativo di rendere più morbido e ondeggiante il movimento, affinchè la luce al centro dei miei occhi streghi con i suoi fluidi movimenti la mia mente.
Così guadagno secondi preziosi…ma poi giunge il momento: un fuoco scoppia nella mia testa e si concentra sulle tempie, perdo la luce, si spegne, la fronte si aggrotta perché provo dolore, la mente fugge nel canale …. E sono di nuovo al mondo, il mio viaggio è finito! Respiro, respiro, respiro, mi calmo, sto bene, sono felice e mi sento traboccare di gioia come se durante tutto quel tempo, l'aria trattenuta fosse lievitata nel mio corpo e io fossi più pronta e predisposta ad accogliere la vita.

Dopo tale performance ci rechiamo di nuovo al paese dove ci rifocilliamo con un'abbondante e meritata colazione che dovrà sostenerci per tutta la giornata che passeremo in mare, nel costante o semplicemente a nuotare. Recuperiamo il resto della nostra attrezzatura utile per la discesa lungo il cavo e così tra sacche stagne, piombi, carrucola e cavo, bipinne e mono, zainetti e boe ci incamminiamo come "scecchi" alla volta della nostra meta quotidiana.

I ragazzi ci accompagnano e ci assistono per il resto della giornata. Cerchiamo fondo o dal Grotta Azzurra o con uno dei gommoni di Ramon (grazie al quale, dopo i tuffi abbiamo potuto visitare alcuni angoli di paradiso dell'isola). Le scogliere dell'isola scorrono davanti a noi man mano che scivoliamo sull'acqua, a volte planando spingendo al massimo il motore per sentire la brezza sui nostri visi e la spuma far capolino ai lati dell'imbarcazione. Ci fermiamo: il paesaggio è incantevole, la conca silenziosa ci ammalia. Restiamo muti nel rispetto di questo momento senza tempo, lasciando che il silenzio accarezzi le nostre orecchie e il profumo del mare misto alla roccia vulcanica vellichi le nostre narici. Vorremmo fermare il tempo….

La carrucola fissata alle boe è in acqua. L'estremità della cima è legata ad una cinta di piombi da 8 kg. Togliamo il gancio della sicura e Marco si cimenta in un variabile.
Il cavo inizia a srotolarsi e la figura di Marco piano piano si sfoca per poi scomparire dietro l'ultimo guizzo giallo della sua cintura dei pesi. Ora Marco è nel blu! Appartieni al mare, Marco, e il cuore perde un colpo: come nascondere quel pensiero che almeno una volta ha sfiorato ciascuno di noi?
Qui non c'è nessun super-eroe: siamo solo cinque ragazzi che amano e rispettano il mare….e proprio nel nome di questo rispetto…eccolo……eccolo che torna su con lente falcate, il capo chino e le spalle morbide che seguono l'ondulazione della risalita.
E' di nuovo qui con noi, la testa fuori dall'acqua, due grandi respiri, via la maschera dal viso e il segno dell'ok.
Sorridiamo.
Sei arrivato fino al fondo?
No! Ho mollato prima! Ma l'ho visto….è bellissimo!
In effetti il cavo è sceso per quasi 60 mt!
Chissà per quale assurdo e inconscio motivo il tuffo di Marco è come l'apertura di un varco!
Sapere che è già sceso lungo il cavo, che ha visto il fondo è rassicurante, quasi a esorcizzare l'idea di un brutto mostro marino! Bene! Adesso tocca a noi. Decidiamo l'ordine di discesa e il recupero dei tubi.
Ma i ragazzi sono davvero splendidi con noi: "Voi pensate solo a rilassarvi, il recupero e l'assistenza lo facciamo noi!"
E' rassicurante saperli lì a fianco pronti e attenti come due angeli custodi.
Abbiamo piena fiducia in loro, abbiamo già avuto modo di testare la loro preparazione e competenza: sono istruttori AA.
Ci teniamo al cavo e iniziamo a rilassarci e ventilarci.
In un primo momento scoppiamo tutti a ridere per via del concertino che si è scatenato tra ninne nanne, canzonette e nenie!
Beh, in fin dei conti ognuno sviluppa una tecnica del tutto personale che aiuta a raggiungere la giusta concentrazione e rilassamento.
OK! Faccia in acqua e tubo in bocca. Gli occhi sono chiusi mentre canto e le vibrazioni giungono alle tempie in piacevolissime vibrazioni che mi aiutano a rilassarmi….e così via il collo, le spalle, le braccia, il torace, i reni, le gambe….adesso appartengo al mare, lunghe espirazioni e lente inspirazioni, poi un ultimo grande respiro e via! Il corpo si curva per fendere l'acqua, le gambe sono fuori per vincere con la gravità la resistenza dei primi metri. La testa è perpendicolare al fondo, stretta tra le braccia tese. La mano tappa il naso per la prima compensazione e poi molla il tubo. Pinneggio poco convinta, mi sembra di non arrivare mai (poi dove non si sa!). Ed ecco quel senso di oppressione che mi attanaglia la gola: no, non sono serena! Allungo la mano verso il cavo per fermare la discesa, faccio la mia virata e comincio la risalita fissando il cavo bianco a un palmo dal naso e chiedendomi cosa c'è che mi disturba. Finalmente l'aria! Respiro.
No! Non è affatto un bel tuffo. Il torace mi fa un male cane e devo respirare a lungo. Chissà cosa mi ero messa in testa! Cosa volevo fare dopo un anno di inattività! Il corpo ha ormai perso l'attitudine alla pressione!
OK! Cerchiamo di volare basso! Mi rimetto in coda aspettando il mio turno. Penso e mi arrendo al fatto che devo fare un bel po' di tuffi di assestamento prima di riprendere le mie quote!
Metto il viso in acqua, ma stavolta non chiudo gli occhi: le Manu scendono col monopinna ed io voglio cogliere e carpire le tecniche per una corretta pinneggiata. Siamo ancora agli esordi con questo nuovo strumento. Tutto è ancora in fase di sperimentazione. La consapevolezza che la spinta e la propulsione siano indirettamente proporzionali al dispendio di energia e ossigeno danno le motivazioni per insistere nell'allenamento. Manuela tenta le discese anche con un chilo in meno alla cinta. Notiamo la fatica e lo sforzo dei primi metri: colpi di reni e addominali per vincere la resistenza, poi un movimento più fluido e deciso e anche Marmorino scompare nel blu….ma poi eccola che risale leggiadramente: sembra davvero un delfino, una sirena….qualunque aspetto abbia assunto è in totale armonia con l'elemento che la circonda!
L'allenamento, la tenacia portano i loro frutti: i movimenti sono più morbidi, i tempi si accorciano e le profondità vengono confermate!

Il tempo non è nostro alleato!
Ancoriamo bene la zavorra del cavo e per evitare di farci trascinare lontano dalla corrente formiamo una vera e propria bandiera umana: saldo a un lato della boa c'è uno di noi che si prepara per il tuffo e dall'altro colui che gli farà assistenza alla cui pinna si tiene un altro e così via per quanti siamo.
Restiamo in quel modo a farci cullare dal mare finchè inizia il primo tuffo e la catena si smonta.
Con queste condizioni meteo il mare di Ustica accresce il suo fascino.
Ci prepariamo per altri tuffi e uniti a banderuola prendiamo i nostri tempi di preparazione.
Rilassati, adesso ti sei riabituata, ce la fai, la molletta è laggiù, la devi prendere, la devi prendere cavolo, sennò non vali niente ed è meglio che lasci perdere "cò stà storia" dell'apnea.!
Beh, cara mia, non sono davvero questi i pensieri migliori prima di un tuffo nel blu!
Che ne dici di darti una calmatina e rilassarti un po'?!? goditi quello che troverai laggiù, ascolta il silenzio e fregatene di quella cavolo di molletta!
Adesso basta, non posso mica restare qui a ciondolare all'infinito! Parto!
…e poi sono lì, con la testa fra le braccia, compenso, mollo il tubo, controllo la pinneggiata lenta e potente e poi…. E poi dimentico tutto, mi lascio cadere, un brivido freddo mi taglia il viso : il termoclino! Continuo la mia discesa libera dai pensieri che ho lasciato lassù. Il cavo continua a scorrere velocemente davanti ai miei occhi e poi….poi la neve! Sì, proprio la neve! Non sono impazzita: tutt'intorno a me si muovono ondeggiando trasportati dalle corrente un'infinità di batuffoli bianchi! Tutt'intorno a me ne è pieno! E' fantastico, è incredibile è irreale, è un paesaggio di un altro pianeta! A Ustica c'è la neve sott'acqua!!!
All'improvviso c'è quel filetto d'aria che proprio non vuole salire per liberarmi le orecchie e dalla ventosa della maschera! Alzo la testa (non si fa mai! Vietatissimo!) per vedere quanto manca … e lei eccola lì! La mia molletta rossa! Sei mia, ti prendo e stasera ti porterò in giro ferma tra i capelli come un bel fiore d'ibiscus!
Stringo forte gli addominali e spingo l'aria su: ce l'ho fatta, mi sono liberata, scendo ancora e……sei mia! Ce l'ho fatta! Non ti mollo. Mi fermo al cavo e faccio la virata. Il movimento da vita a un turbinio dei fiocchi che mi svolazzano intorno! E' molto più che totale felicità! Molto più. E' qualcosa che mi scoppia dentro!
Ricomincio la salita: ho un bel pinneggiare per riprendere quota, le gambe mi fanno male e per un secondo ho un pensiero tanto bello quanto pericoloso: è la prima volta che risalgo da questa profondità!
Stringo forte la mia molletta nel pugno e mi guardo intorno per distrarmi e poi guardo in alto e qualcosa di incommensurabilmente bello mi travolge: la superficie del male è incredibilmente movimentata, puntellata che mille perforazioni e il bianco della schiuma affonda dando vita a fili di piccolissime bolle che cercano il cielo!
C'è un temporale lassù….è un controsenso incredibile, chissà quale confusione tra pioggia e vento…mentre io sono ancora qui nel silenzio più totale, in questa pace infinita…ci resterei davvero se i miei polmoni non urlassero vendetta!
L'impatto è violentissimo! Raffiche di pioggia e vento, onde alte che scuotono il gommone poco lontano, il cielo grigio squarciato da lampi qua e là. Dalla mia maschera scendono rigagnoli d'acqua… e tutto è infinitamente spettacolare, bello , fantastico ed io sono felice, ho la mia molletta. Respiro, sorrido e alzo il braccio in segno di vittoria! Le Manu sono subito su di me e mi fanno affondare un po', come da nostro rituale per ogni vittoria personale che per quanto piccola sia è un universo all'ennesima potenza!
E' questo ciò che mi ripaga dei sacrifici e che mi libera da quel senso di soffocamento che provo invece sulla terra quando le cose non vanno, quando ti manca la fiducia e il coraggio!
Quando mi sembra di non riuscire a trovare dentro di me un solo barlume di luce penso a questo, penso all'esplosione di gioia che mi accompagna in questi momenti e alla sincerità delle persone che mi circondano e che in quel momento stanno vivendo la mia stessa gioia quasi che la vittoria sia anche la loro!
E allora al diavolo tutto! Ne vale la pena, ne varrà sempre la pena!

E in un men che non si dica siamo già all'ultima sera.
Seduti a cerchio nella piazza chiacchieriamo esorcizzando la partenza del giorno dopo!
Domani non mi abbandonerò alla dolcezza delle onde, non proverò quel brivido freddo, non cercherò di controllare l'angoscia che mi attanaglia la gola quando mi trovo alla mia quota più profonda e non sorriderò soddisfatta per aver vinto ancora, non sentirò l'immensità del viaggio senza tempo mentre pinneggio per tornare in superficie e respirare ancora!
Guardo i volti che mi circondano e penso che ancora una volta ho ricevuto molto. Mi guardo attorno e penso a ciò avrei potuto fare e non ho fatto!
C'è sempre qualcosa da imparare in queste esperienze. Impari che a volte i silenzi dicono molto più delle parole, impari che dovresti rispettare di più il prossimo se non vuoi essere ripagato con la stessa moneta, impari che esistono confini per tutti, ma che in realtà sono solo muri che ci siamo costruiti per proteggerci ma che vanno abbattuti per non rischiare di rimanere isolati fuori dal mondo.

La mattina successiva al diving una scena che non dimenticherò.
Un folto gruppo di persone conosciute in quei giorni si era radunata per salutarci. Una colonna di gente che ci ha accompagnate fino al porto: mi si è accapponata la pelle constatando in quanti hanno voluto tenerci compagnia fino all'ultimo secondo.
Io credo che l'apnea sia l'elemento unificante perché si verifichi di questo.
L'aliscafo era già lì e forti braccia hanno caricato i nostri bagagli.
Baci e abbracci, pacche sulle spalle, promesse di rivedersi presto si sono ripetuti a lungo.
E mentre l'aliscafo accende i motori si sente forte CIAO MARMORINOOOOOOOOO con una eco che ci accompagna fin dove è consentito per protrarre ancora un po' l'ultimo momento che ci ha tutti uniti su quest'isola di sogno …

Sono a Roma è sera e un forte temporale sta scuotendo la città. E mentre ammiro lampi e saette lascio che il vento mi accarezzi.…e penso…
…penso a questo sport che non ho scelto di fare: mi ha scelta lui….
…penso che non sono tanto brava e che non è sempre così bello quando fai la statica o il costante. Almeno non lo è per me! Cavolo! Io soffro e faccio una fatica tremenda quando trattengo il respiro e poi devo pure sgambettare parecchio con le mie pinnucce per vincere la positività dei primi metri e poi, quando ce l'hai fatta e sei laggiù devi di nuovo sgambettare per vincere la negatività e tornare su!
Eh no! Caspita, non è sempre bello quando senti il torace che si comprime o il dolore alle orecchie per una manovra di compensazione mal riuscita o in ritardo!
E poi, lo ammetto, mi è anche capitato di voler mollare tutto, giurare che è l'ultima volta, quando mi è capitato di dubitare di farcela durante una risalita in costante!
Eppure sono ancora qui che penso alle gare di Andora, che con le performances che ho sarebbe meglio che me ne restassi a casa… eppure vado…..eppure continuo…perché?
Perché tutte le volte che mi coccolo prima di una statica lasciando che l'acqua mi accarezzi la pelle…
Perché tutte le volte che riempio i polmoni prima di un tuffo…
Perché tutte le volte che sono lì sotto e il silenzio regna sovrano…
Per tutte queste e altre volte io sento di potercela fare, sento di poter vincere la mia vittoria e mi sento felice di una felicità immensa e indescrivibile, così felice che mi scoppia da sotto la pelle la voglia di urlare quanto sono felice, così felice che quando mi si chiede cosa potrei desiderare…rispondo NULLA, perché ho già tutto quello che voglio e ciò che manca ancora sono certa che arriverà!

SANDRA VALLELUNGA

QUESTA VOLTA 1 A 0 PER LE BALENE!
Ero sinceramente preoccupato per l'annuale meeting dell'I.W.C. , la commissione internazionale che doveva analizzare la moratoria stabilita nel 1986 sulla caccia alle balene.

La mia preoccupazione era fondata sul fatto che i giapponesi (che per altro continuano a cacciare le balene nonostante tutto, con la scusante della ricerca scientifica) hanno esercitato una forte pressione internazionale per la riapertura della caccia alle balene,con motivazioni futili e assurde che celavano il vero scopo dell'impresa, il fatto che alcuni componenti di questo animale (come lo squalo) sono afrodisiaci e visto la razzia che stanno facendo anche degli squali, sembra proprio che oltre ad avere dei "problemini sessuali" nessuno gli abbia spiegato che esiste anche il VIAGRA !!!!

Ero molto pessimista, la riunione si sarebbe tenuta proprio in Giappone, e tale stato pur di accaparrarsi nazioni che votassero l'abrogazione della moratoria ha offerto aiuti economici collaborazioni industriali e ogni genere di lusinghe, così i due fronti , quello protezionista e quello dei cacciatori si sarebbero trovati divisi da un pugno di voti,che alla vigilia facevano pendere l'ago della bilancia a favore dei secondi. Fortunatamente,S. MARINO e S. VINCENT non hanno ceduto e si sono schierati contro l'abolizione della moratoria.

Per dovere di cronaca devo comunque dire che un certo numero di balene è ancora possibile abbatterle, un migliaio all' anno, suddivise per vari paesi (non l'Italia) che potranno utilizzare i prodotti solo per uso locale, in ogni caso non potranno mai essere catturati piccoli o femmine con piccoli.

Dovete sapere comunque che ci sono popolazioni come gli eschimesi per le quali la caccia alla balena rappresenta l'unico sistema di sostentamento, e sono talmente ridotti gli esemplari che dovrebbero cacciare che sotto il profilo della conservazione della specie il danno sarebbe irrilevante, bene, proprio durante questa riunione si e' messa ai voti anche un permesso speciale atto a autorizzare queste popolazioni a cacciare qualche balena,vi ripeto che per costoro è l'unico mezzo di sostentamento, non ci crederete ma proprio il Giappone con i suoi "alleati" ha bocciato la clausola rendendo la caccia di questi popoli (che sicuramente continueranno a farla ) del tutto illegale !!

Ma la cosa più ridicola e' stata la scusa ufficiale che hanno dato questi paesi al voto contrario, si e' detto che anche in Giappone ci sono quattro villaggi molto legati alle tradizioni che hanno sempre effettuato la caccia alle balene,e ai quali il permesso non era stato accordato……..ASSURDO!!!

Voglio concludere dicendo che molte specie di balene sono ancora in via di estinzione, e che quanto e' accaduto e' solamente un piccolo passo a favore di questi esemplari , dobbiamo continuare a non abbassare la guardia, perché la battaglia per la conservazione si profila lunga e difficile!



Vorrei ufficialmente chiedere aiuto in questa rubrica ad una "AMICA" che di balene e delfini ha fatto una ragione di vita, e meglio di me potrà svelarci qualche segreto su questi meravigliosi mammiferi, invito pertanto la dottoressa Barbara Nani biologa e naturalista di Liguria da scoprire e una delle prime che ha saputo credere nel whale wachting (avvistamento delle balene) tanto da farne un'attrazione turistica che sicuramente aiuta a conoscere e rispettare il mare ed i suoi abitanti.

QUINDI CARA BARBARA ASPETTIAMO CON ANSIA UN TUO SCRITTO E MAGARI UNA FOTO DI QUALCHE BALENA!


CARO COMANDANTE……….ADDIO MONDO DEL SILENZIO !
Durante una delle mie navigazioni in RETE mi sono imbattuto in una notizia alquanto singolare: " DALLA FRANCIA LA PRIMA CABINA TELEFONICA SUBACQUEA"

Mi sono subito prodigato a verificare attraverso altre fonti (come prevede il nostro direttore) la veridicita' della notizia, e seppur specificando che per il momento e' per solo uso professionale non mi ha impedito di fantasticare un po!

La sezione sperimentazioni di France Telecom R&D (recherche e devéloppement)in collaborazione con Amphicom, hanno inventato la prima cabina telefonica subacquea, il dispositivo gia' collaudato, sara' commercializzato entro fine anno, e ha consentito per la prima volta ad un sommozzatore di effettuare una comunicazione telefonica subacquea, non solo di ricevere, ma di effettuare vere e proprie chiamate come da un comune telefono pubblico.

Non voglio entrare nel merito delle nozioni tecniche, vi diro' solamente che il dispositivo funziona tramite una sorta di cabina telefonica sommersa dotata di tastiera e di uno speciale boccaglio ,collegata via cavo con una boa di superficie dotata di trasmettitore telefonico GSM ( e' allo studio l'ipotesi di eliminare il cavo di collegamento per una completa autonomia degli utenti) Diciamo subito che attualmente e' disponibile solamente per usi professionali, ma non e' escluso un piu' ampio utilizzo anche a livello ricreativo.

Francamente penso proprio che non ne abbiamo bisogno, siamo circondati da milioni di cellulari e cordless che suonano in ogni dove, e con le piu' disparate suonerie, non posso immaginare di effettuare una magnifica immersione su una fantastica secca o sul piu' suggestivo relitto e girato l'angolo trovarmi davanti una sgargiante cabina telefonica posizionata proprio dentro la nostra grotta preferita oppure sopra il cassero della nave, con una fila di subacquei diligenti muniti di scheda impermeabile pronti ad avvertire casa che rientreranno per il pranzo!!

No, questo no! Noi subacquei e marinai, amiamo sentire il nostro mare respirare, amiamo ascoltare i lamenti delle sue onde, e apprezzare i suoi apparenti silenzi, il mare e' di tutti e' vero, ma e' soprattutto di chi impara ad ascoltarlo, quindi ci ribelliamo, vogliamo che il mondo del silenzio rimanga tale, vogliamo che ogni subacqueo impari ad ascoltare, non con le orecchie ma con il cuore, che dimentichi per un lasso di tempo sempre troppo breve il volere consumistico della nostra societa', impariamo a sentire il mare, i pesci, le alghe, impariamo ad ascoltare noi stessi, i nostri respiri, il nostro corpo, e, se proprio non possiamo farne a meno, telefoneremo a casa dal gommone o dalla barca, quando le leggi di fisica ci avranno imposto di tornare in superficie, allora si, avvertiremo per tempo di buttare la pasta, e con il sale negli occhi avremo imparato ad essere un po' piu' acquatici e rispettosi dell'universo liquido , e sicuramente……….. non mangeremo la pasta scotta!!!

p.s.: sono comunque favorevole alla sperimentazione professionale, e se questo dispositivo potra' essere d'aiuto agli uomini che del mare hanno fatto una scelta di vita ,migliorando la loro operativita' e soprattutto la loro sicurezza ben venga, ma lasciate a noi comuni subacquei la magia incontaminata del mondo del silenzio!


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