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NOTIZIE DAL MONDO      A cura di Aldo e Stefano


IL FASCINO DELLA STORIA: IL RELITTO DEL RAVENNA
L'ecoscandaglio segnala chiaramente le afferrature che si innalzano da un fondale sabbioso di circa 90 metri sino a –80, il mare è calmo ma sappiamo che la zona è caratterizzata da correnti a tanto forti che talvolta costringono a abbandonare l'immersione.
Transitiamo alcune volte sul punto ed infine buttiamo il pedagno che rapidamente trascina con se gli oltre 100 metri di cima; dopo alcuni secondi in superficie rimane solo la boa che col suo dondolio sembra invitarci ad indossare le attrezzature. Ci prepariamo con calma aiutati dallo staff dello Sport7 Diving Club, effettuiamo un ultimo controllo e ci portiamo in prossimità del punto d'immersione. Dopo essere rimasti un paio di minuti in superficie per adattarci al nuovo ambiente iniziamo la discesa; già dai primi metri la corrente ci costringe ad una costante pinneggiata, il fondo sembra non arrivare mai…poi all'improvviso cominciamo a scorgere un ombra, siamo a –76, davanti a noi quelli che in superficie erano dei semplici puntini sull' ecoscandaglio prendono lentamente la forma di un enorme relitto; raggiungiamo le prime strutture a centro nave dove ci fermiamo per riprendere una respirazione regolare. Guardandoci intorno ci rendiamo conto della straordinaria natura di questo luogo; enormi ventagli di gorgonie , corallo nero e un incredibile varietà di forme di vita bentonica hanno colonizzato il relitto colorandolo con mille sfumature; nuvole di anthias sembrano voler proteggere lo scafo dalla nostra intrusione, un enorme pesce S. Pietro ci accompagna mentre sorvoliamo quello che doveva essere il ponte superiore in legno ormai completamente crollato.
Il Ravenna ci appare in assetto di navigazione ed in molti punti è possibile accedere direttamente alle stive ed agli alloggi dove si possono ancora scorgere i resti di posate e piatti, bisogna prestare particolare attenzione alla presenza di reti e lenze senza dimenticare di controllare frequentemente gli strumenti. Le sue dimensioni e l'elevata profondità richiedono almeno 3-4 immersioni per poterne avere una visione d'insieme; indispensabile una buona preparazione, un attenta pianificazione e per goderne appieno lo spettacolo un ”buon trimix”.
Il tempo a nostra disposizione è purtroppo terminato e così iniziamo il lento ritorno al nostro mondo, al primo cambio gas incontriamo Stefano che ci assisterà durante tutta la decompressione, dalla superficie Aldo e Giovanni hanno provveduto a calare la stazione di decompressione, le ultime tappe ci concedono di distrarci un pò dagli strumenti, negli occhi di tutti si legge la voglia di ritornare per continuare la visita a questo splendido relitto magari con telecamera e macchina fotografica.

Un ringraziamento particolare a Stefano Taddeo ed allo staff dello Sport7 Diving Club per lo splendido supporto.

Cora Gialuca
Occelli Massimo
Scosceria Luca

Storia:
Costruito a Sestri ponente nel 1901 veniva impiegato sulla rotta Genova – Buenos Aires; il 4 aprile del 1917 era localizzato dal sottomarino U-52 che lo silurava nei pressi di Andora (SV), carico di passeggeri e carbone si inabissava su un fondale di 90 meri davanti a capo mele.

Scheda:
tipo di nave: passeggeri
stazza lorda:4101 tonellate
lunghezza:110mt
larghezza: 13mt
motore: una macchina a triplice espansione, caldaie a carbone
potenza:2500 cv
velocità:12 nodi
83 equipaggio e 1250 emigranti

Apnea …… tra sport e spiritualità
è con piacere che ospito in questa mia rubrica un'amica, Sandra Vallelunga, che con le sue emozioni ci racconta cosa significa fare apnea, ogni mio commento sarebbe superfluo a questo che più che un racconto è un'armonia di versi in poesia……..

Sono nel limbo.
Guardo dalla terrazza di casa mia il profilo dei monumenti di Roma al tramonto…uno spettacolo magnifico che però non mi regala l'emozione che cerco.
Forse perché in realtà non sono qui. Non sono a Roma. E' come se avessi subito una trasfigurazione: il mio corpo è qui…ma l'anima, la mente e tutta la mia energia sono rimaste a Ustica, l'isola incantata, dove la neve aleggia negli abissi e cormorani sfiorano superfici di seta fino ad innalzarsi nel cielo blu tra nuvole
celesti, verdi, rosa……
venerdì 23 agosto – pomeriggio – squilla il mio cell: Massimiliano Zappettini! "…ma mi lasceranno imbarcare la 'bambina'? (la monopinna)" " Quante valigie ti porti?" "A che ora atterri?" "E le Manu?" (Manuela Acco e Emanuela Franco) "OK, allora ci aspettiamo all'uscita dell'aeroporto….a domani!!"
A DOMANI? A DOMANI???????
Cribbio!!! E' domani, non più mesi, non più settimane né giorni, ma solo poche ore, poche ore per ritrovarsi di nuovo tutti insieme!! L'eccitazione è indescrivibile!
Non sto più nella pelle dalla bramosia del sospirato abbraccio con i miei amici: le Manu, Zapetèn e poi due new entry: Marco Capitoli e Marcello Lo Vetere neo istruttori AA, con cui condivideremo le emozioni, la gioia, la rabbia di questa fatale settimana: nuove vittorie, sconfitte, silenzi…

A Ustica troviamo ad aspettarci Stefano Tovaglieri istruttore AA che terrà per tutta la settimana uno stage di apnea per neofiti e curiosi.

Non stiamo nella pelle. Il mare ci reclama. E in men che non si dica ci tuffiamo dalle rocce dell'Hotel Grotta Azzurra (che ci ha gentilmente ospitati nella sua piscina e concessoci il passaggio al mare per i nostri allenamenti …e non.!!).
L'acqua tiepida ci accarezza la pelle e il fondale ci accoglie tacitamente nei suoi mille colori brillanti.
E mentre branchi di castagnole e pesci variopinti ci nuotano intorno iniziamo la nostra danza silenziosa, scendiamo nel profondo, rimaniamo sospesi nel nulla, il nostro corpo vince la gravità e voliamo liberi da ogni costrizione, da ogni impedimento, da ogni limite.
Consumando le ultime preziose riserve nei nostri polmoni, ci guardiamo silenziosamente, e i nostri occhi rispecchiano molto di più di quanto qualunque parola potrebbe esprimere.
Forse apparteniamo a una razza particolare, quella per cui le sensazioni si trasmettono con la vicinanza, nel momento in cui si sta vivendo lo stesso tuffo.

Il nostro arrivo coincide con la festa di San Bartolomeo. Ustica festeggia e rende omaggio al santo con canti, orchestra, processione e fuochi d'artificio.
Roberto Fedele, detto Ramon, proprietario de LA PERLA NERA DIVING (www.laperlaneradiving.com) è il personaggio che maggiormente spiccherà in questa settimana per la sua simpatia, disponibilità e grande professionalità. La sera stessa infatti ci ospita su una delle sue potenti e comode imbarcazioni per ammirare dal mare i fuochi di artificio. Mentre la serata trascorre tra risate incontenibili per via delle imitazioni di Ramon e aneddoti simpatici….di fuochi nemmeno una fiammella!!!! A causa del tempo instabile, ci spiegheranno una volta a terra, sono rimandati alla sera successiva. Poco male: bisseremo la serata!!!

L'allenamento ci attende il giorno dopo: sveglia alle 7.30 e app.to alle 8.00 presso la piscina del Grotta Azzurra, rigorosamente a digiuno, come intimatoci dal buon Tova.
All'appuntamento troviamo anche il folto gruppetto di nuovi aspiranti dello stage di Stefano e Massimiliano Zappettini che lo affiancherà nelle lezioni nel suo battesimo da neo istruttore AA.

Guardo i corsisti e sento gonfiarmi di un lieve e sciocco fanatismo da "veterana". Ma basta poco per farmi abbassare la cresta: guardo le mie compagne che eseguono con meticolosità e sicurezza un iter predefinito frutto di un serio e costante allenamento (arrivo a Ustica con alle spalle quasi un anno di totale inattività).
Lo schiaffo alla mia presunzione è forte, ma la tenacia che mi anima è maggiore: il mare che brilla di fronte a me e i raggi caldi del sole mi riempiono di energia.
Tutte e tre siamo stese a terra sui nostri teli in completo relax lasciando che il sapore salmastro e il calore del sole che sorge colmi d'energia ogni cellula del nostro corpo.
La respirazione è lenta e regolare, il petto si gonfia e si rilassa nella completa espirazione per consentire la maggior fuoriuscita di co2 e controllare e ridurre il battito cardiaco.
Abbiamo raggiunto il nostro "momento apice" e passiamo allo stretching per rilassare ogni parte del nostro corpo affinchè in acqua possa arrendersi del tutto e creare un'uniformità con l'elemento per protrarre il più a lungo possibile la nostra apnea.
Con gesti lenti e rilassati entriamo in acqua, ci infiliamo le mute seguendo rituali ormai automatici.
Il momento di maggior raccoglimento. Bisogna raggiungere la più alta concentrazione, si deve trovare il canale giusto per "staccarsi" dal proprio corpo e lasciare che la mente voli libera, lontana, nel futuro o nel passato non importa, nei momenti di gioia o dolore non importa, nel buio o alla luce non importa, l'unica cosa che conta è lasciala libera e ingannarla, illuderla, affinchè non le torni la voglia di tornare indietro per quel canale che ti catapulta di nuovo nella realtà e nella consapevolezza dei ritmi del tempo che avanza.
OK! Ce l'ho fatta, sta volando, la vedo, è incuriosita da un puntino luminescente tra i miei occhi, solo un pochino più su, eccola….è ferma, è lì, è ipnotizzata da questa fioca luce!
Ma poi la luce subisce un forte sussulto, come una scossa di terremoto! Accidenti: le contrazioni!!!
L'ipnosi è finita, lei, la mente, sta puntando il canale di ritorno.
Devo impedirglielo. Devo lasciarmi andare, devo ricatturarla! Mi riconcentro, mi rilasso, cerco di accogliere le contrazioni che scuotono il mio torace nel tentativo di rendere più morbido e ondeggiante il movimento, affinchè la luce al centro dei miei occhi streghi con i suoi fluidi movimenti la mia mente.
Così guadagno secondi preziosi…ma poi giunge il momento: un fuoco scoppia nella mia testa e si concentra sulle tempie, perdo la luce, si spegne, la fronte si aggrotta perché provo dolore, la mente fugge nel canale …. E sono di nuovo al mondo, il mio viaggio è finito! Respiro, respiro, respiro, mi calmo, sto bene, sono felice e mi sento traboccare di gioia come se durante tutto quel tempo, l'aria trattenuta fosse lievitata nel mio corpo e io fossi più pronta e predisposta ad accogliere la vita.

Dopo tale performance ci rechiamo di nuovo al paese dove ci rifocilliamo con un'abbondante e meritata colazione che dovrà sostenerci per tutta la giornata che passeremo in mare, nel costante o semplicemente a nuotare. Recuperiamo il resto della nostra attrezzatura utile per la discesa lungo il cavo e così tra sacche stagne, piombi, carrucola e cavo, bipinne e mono, zainetti e boe ci incamminiamo come "scecchi" alla volta della nostra meta quotidiana.

I ragazzi ci accompagnano e ci assistono per il resto della giornata. Cerchiamo fondo o dal Grotta Azzurra o con uno dei gommoni di Ramon (grazie al quale, dopo i tuffi abbiamo potuto visitare alcuni angoli di paradiso dell'isola). Le scogliere dell'isola scorrono davanti a noi man mano che scivoliamo sull'acqua, a volte planando spingendo al massimo il motore per sentire la brezza sui nostri visi e la spuma far capolino ai lati dell'imbarcazione. Ci fermiamo: il paesaggio è incantevole, la conca silenziosa ci ammalia. Restiamo muti nel rispetto di questo momento senza tempo, lasciando che il silenzio accarezzi le nostre orecchie e il profumo del mare misto alla roccia vulcanica vellichi le nostre narici. Vorremmo fermare il tempo….

La carrucola fissata alle boe è in acqua. L'estremità della cima è legata ad una cinta di piombi da 8 kg. Togliamo il gancio della sicura e Marco si cimenta in un variabile.
Il cavo inizia a srotolarsi e la figura di Marco piano piano si sfoca per poi scomparire dietro l'ultimo guizzo giallo della sua cintura dei pesi. Ora Marco è nel blu! Appartieni al mare, Marco, e il cuore perde un colpo: come nascondere quel pensiero che almeno una volta ha sfiorato ciascuno di noi?
Qui non c'è nessun super-eroe: siamo solo cinque ragazzi che amano e rispettano il mare….e proprio nel nome di questo rispetto…eccolo……eccolo che torna su con lente falcate, il capo chino e le spalle morbide che seguono l'ondulazione della risalita.
E' di nuovo qui con noi, la testa fuori dall'acqua, due grandi respiri, via la maschera dal viso e il segno dell'ok.
Sorridiamo.
Sei arrivato fino al fondo?
No! Ho mollato prima! Ma l'ho visto….è bellissimo!
In effetti il cavo è sceso per quasi 60 mt!
Chissà per quale assurdo e inconscio motivo il tuffo di Marco è come l'apertura di un varco!
Sapere che è già sceso lungo il cavo, che ha visto il fondo è rassicurante, quasi a esorcizzare l'idea di un brutto mostro marino! Bene! Adesso tocca a noi. Decidiamo l'ordine di discesa e il recupero dei tubi.
Ma i ragazzi sono davvero splendidi con noi: "Voi pensate solo a rilassarvi, il recupero e l'assistenza lo facciamo noi!"
E' rassicurante saperli lì a fianco pronti e attenti come due angeli custodi.
Abbiamo piena fiducia in loro, abbiamo già avuto modo di testare la loro preparazione e competenza: sono istruttori AA.
Ci teniamo al cavo e iniziamo a rilassarci e ventilarci.
In un primo momento scoppiamo tutti a ridere per via del concertino che si è scatenato tra ninne nanne, canzonette e nenie!
Beh, in fin dei conti ognuno sviluppa una tecnica del tutto personale che aiuta a raggiungere la giusta concentrazione e rilassamento.
OK! Faccia in acqua e tubo in bocca. Gli occhi sono chiusi mentre canto e le vibrazioni giungono alle tempie in piacevolissime vibrazioni che mi aiutano a rilassarmi….e così via il collo, le spalle, le braccia, il torace, i reni, le gambe….adesso appartengo al mare, lunghe espirazioni e lente inspirazioni, poi un ultimo grande respiro e via! Il corpo si curva per fendere l'acqua, le gambe sono fuori per vincere con la gravità la resistenza dei primi metri. La testa è perpendicolare al fondo, stretta tra le braccia tese. La mano tappa il naso per la prima compensazione e poi molla il tubo. Pinneggio poco convinta, mi sembra di non arrivare mai (poi dove non si sa!). Ed ecco quel senso di oppressione che mi attanaglia la gola: no, non sono serena! Allungo la mano verso il cavo per fermare la discesa, faccio la mia virata e comincio la risalita fissando il cavo bianco a un palmo dal naso e chiedendomi cosa c'è che mi disturba. Finalmente l'aria! Respiro.
No! Non è affatto un bel tuffo. Il torace mi fa un male cane e devo respirare a lungo. Chissà cosa mi ero messa in testa! Cosa volevo fare dopo un anno di inattività! Il corpo ha ormai perso l'attitudine alla pressione!
OK! Cerchiamo di volare basso! Mi rimetto in coda aspettando il mio turno. Penso e mi arrendo al fatto che devo fare un bel po' di tuffi di assestamento prima di riprendere le mie quote!
Metto il viso in acqua, ma stavolta non chiudo gli occhi: le Manu scendono col monopinna ed io voglio cogliere e carpire le tecniche per una corretta pinneggiata. Siamo ancora agli esordi con questo nuovo strumento. Tutto è ancora in fase di sperimentazione. La consapevolezza che la spinta e la propulsione siano indirettamente proporzionali al dispendio di energia e ossigeno danno le motivazioni per insistere nell'allenamento. Manuela tenta le discese anche con un chilo in meno alla cinta. Notiamo la fatica e lo sforzo dei primi metri: colpi di reni e addominali per vincere la resistenza, poi un movimento più fluido e deciso e anche Marmorino scompare nel blu….ma poi eccola che risale leggiadramente: sembra davvero un delfino, una sirena….qualunque aspetto abbia assunto è in totale armonia con l'elemento che la circonda!
L'allenamento, la tenacia portano i loro frutti: i movimenti sono più morbidi, i tempi si accorciano e le profondità vengono confermate!

Il tempo non è nostro alleato!
Ancoriamo bene la zavorra del cavo e per evitare di farci trascinare lontano dalla corrente formiamo una vera e propria bandiera umana: saldo a un lato della boa c'è uno di noi che si prepara per il tuffo e dall'altro colui che gli farà assistenza alla cui pinna si tiene un altro e così via per quanti siamo.
Restiamo in quel modo a farci cullare dal mare finchè inizia il primo tuffo e la catena si smonta.
Con queste condizioni meteo il mare di Ustica accresce il suo fascino.
Ci prepariamo per altri tuffi e uniti a banderuola prendiamo i nostri tempi di preparazione.
Rilassati, adesso ti sei riabituata, ce la fai, la molletta è laggiù, la devi prendere, la devi prendere cavolo, sennò non vali niente ed è meglio che lasci perdere "cò stà storia" dell'apnea.!
Beh, cara mia, non sono davvero questi i pensieri migliori prima di un tuffo nel blu!
Che ne dici di darti una calmatina e rilassarti un po'?!? goditi quello che troverai laggiù, ascolta il silenzio e fregatene di quella cavolo di molletta!
Adesso basta, non posso mica restare qui a ciondolare all'infinito! Parto!
…e poi sono lì, con la testa fra le braccia, compenso, mollo il tubo, controllo la pinneggiata lenta e potente e poi…. E poi dimentico tutto, mi lascio cadere, un brivido freddo mi taglia il viso : il termoclino! Continuo la mia discesa libera dai pensieri che ho lasciato lassù. Il cavo continua a scorrere velocemente davanti ai miei occhi e poi….poi la neve! Sì, proprio la neve! Non sono impazzita: tutt'intorno a me si muovono ondeggiando trasportati dalle corrente un'infinità di batuffoli bianchi! Tutt'intorno a me ne è pieno! E' fantastico, è incredibile è irreale, è un paesaggio di un altro pianeta! A Ustica c'è la neve sott'acqua!!!
All'improvviso c'è quel filetto d'aria che proprio non vuole salire per liberarmi le orecchie e dalla ventosa della maschera! Alzo la testa (non si fa mai! Vietatissimo!) per vedere quanto manca … e lei eccola lì! La mia molletta rossa! Sei mia, ti prendo e stasera ti porterò in giro ferma tra i capelli come un bel fiore d'ibiscus!
Stringo forte gli addominali e spingo l'aria su: ce l'ho fatta, mi sono liberata, scendo ancora e……sei mia! Ce l'ho fatta! Non ti mollo. Mi fermo al cavo e faccio la virata. Il movimento da vita a un turbinio dei fiocchi che mi svolazzano intorno! E' molto più che totale felicità! Molto più. E' qualcosa che mi scoppia dentro!
Ricomincio la salita: ho un bel pinneggiare per riprendere quota, le gambe mi fanno male e per un secondo ho un pensiero tanto bello quanto pericoloso: è la prima volta che risalgo da questa profondità!
Stringo forte la mia molletta nel pugno e mi guardo intorno per distrarmi e poi guardo in alto e qualcosa di incommensurabilmente bello mi travolge: la superficie del male è incredibilmente movimentata, puntellata che mille perforazioni e il bianco della schiuma affonda dando vita a fili di piccolissime bolle che cercano il cielo!
C'è un temporale lassù….è un controsenso incredibile, chissà quale confusione tra pioggia e vento…mentre io sono ancora qui nel silenzio più totale, in questa pace infinita…ci resterei davvero se i miei polmoni non urlassero vendetta!
L'impatto è violentissimo! Raffiche di pioggia e vento, onde alte che scuotono il gommone poco lontano, il cielo grigio squarciato da lampi qua e là. Dalla mia maschera scendono rigagnoli d'acqua… e tutto è infinitamente spettacolare, bello , fantastico ed io sono felice, ho la mia molletta. Respiro, sorrido e alzo il braccio in segno di vittoria! Le Manu sono subito su di me e mi fanno affondare un po', come da nostro rituale per ogni vittoria personale che per quanto piccola sia è un universo all'ennesima potenza!
E' questo ciò che mi ripaga dei sacrifici e che mi libera da quel senso di soffocamento che provo invece sulla terra quando le cose non vanno, quando ti manca la fiducia e il coraggio!
Quando mi sembra di non riuscire a trovare dentro di me un solo barlume di luce penso a questo, penso all'esplosione di gioia che mi accompagna in questi momenti e alla sincerità delle persone che mi circondano e che in quel momento stanno vivendo la mia stessa gioia quasi che la vittoria sia anche la loro!
E allora al diavolo tutto! Ne vale la pena, ne varrà sempre la pena!

E in un men che non si dica siamo già all'ultima sera.
Seduti a cerchio nella piazza chiacchieriamo esorcizzando la partenza del giorno dopo!
Domani non mi abbandonerò alla dolcezza delle onde, non proverò quel brivido freddo, non cercherò di controllare l'angoscia che mi attanaglia la gola quando mi trovo alla mia quota più profonda e non sorriderò soddisfatta per aver vinto ancora, non sentirò l'immensità del viaggio senza tempo mentre pinneggio per tornare in superficie e respirare ancora!
Guardo i volti che mi circondano e penso che ancora una volta ho ricevuto molto. Mi guardo attorno e penso a ciò avrei potuto fare e non ho fatto!
C'è sempre qualcosa da imparare in queste esperienze. Impari che a volte i silenzi dicono molto più delle parole, impari che dovresti rispettare di più il prossimo se non vuoi essere ripagato con la stessa moneta, impari che esistono confini per tutti, ma che in realtà sono solo muri che ci siamo costruiti per proteggerci ma che vanno abbattuti per non rischiare di rimanere isolati fuori dal mondo.

La mattina successiva al diving una scena che non dimenticherò.
Un folto gruppo di persone conosciute in quei giorni si era radunata per salutarci. Una colonna di gente che ci ha accompagnate fino al porto: mi si è accapponata la pelle constatando in quanti hanno voluto tenerci compagnia fino all'ultimo secondo.
Io credo che l'apnea sia l'elemento unificante perché si verifichi di questo.
L'aliscafo era già lì e forti braccia hanno caricato i nostri bagagli.
Baci e abbracci, pacche sulle spalle, promesse di rivedersi presto si sono ripetuti a lungo.
E mentre l'aliscafo accende i motori si sente forte CIAO MARMORINOOOOOOOOO con una eco che ci accompagna fin dove è consentito per protrarre ancora un po' l'ultimo momento che ci ha tutti uniti su quest'isola di sogno …

Sono a Roma è sera e un forte temporale sta scuotendo la città. E mentre ammiro lampi e saette lascio che il vento mi accarezzi.…e penso…
…penso a questo sport che non ho scelto di fare: mi ha scelta lui….
…penso che non sono tanto brava e che non è sempre così bello quando fai la statica o il costante. Almeno non lo è per me! Cavolo! Io soffro e faccio una fatica tremenda quando trattengo il respiro e poi devo pure sgambettare parecchio con le mie pinnucce per vincere la positività dei primi metri e poi, quando ce l'hai fatta e sei laggiù devi di nuovo sgambettare per vincere la negatività e tornare su!
Eh no! Caspita, non è sempre bello quando senti il torace che si comprime o il dolore alle orecchie per una manovra di compensazione mal riuscita o in ritardo!
E poi, lo ammetto, mi è anche capitato di voler mollare tutto, giurare che è l'ultima volta, quando mi è capitato di dubitare di farcela durante una risalita in costante!
Eppure sono ancora qui che penso alle gare di Andora, che con le performances che ho sarebbe meglio che me ne restassi a casa… eppure vado…..eppure continuo…perché?
Perché tutte le volte che mi coccolo prima di una statica lasciando che l'acqua mi accarezzi la pelle…
Perché tutte le volte che riempio i polmoni prima di un tuffo…
Perché tutte le volte che sono lì sotto e il silenzio regna sovrano…
Per tutte queste e altre volte io sento di potercela fare, sento di poter vincere la mia vittoria e mi sento felice di una felicità immensa e indescrivibile, così felice che mi scoppia da sotto la pelle la voglia di urlare quanto sono felice, così felice che quando mi si chiede cosa potrei desiderare…rispondo NULLA, perché ho già tutto quello che voglio e ciò che manca ancora sono certa che arriverà!

SANDRA VALLELUNGA


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