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Il Relitto del Ravenna - L'Immersione

Luca e Carlo - Clicca per ingrandire Sono così in anticipo che i nostri amici dello Sport 7 Diving Club non sono ancora arrivati e tanto meno i miei compagni d’immersione; meglio così, ne approfitto per scaricare e ricontrollare tutta l’attrezzatura davanti al gommone e per gustarmi i primi raggi di sole di questa fantastica giornata che si presenta con un cielo blu come il mare. Purtroppo subito il mio buon umore è guastato dalle cattive notizie che mi danno i pescatori del posto, oggi la corrente è davvero forte, beh ormai siamo qua e la giornata sarebbe comunque buttata; andiamo e vediamo cosa ci aspetta.
Arrivano i miei compagni e do loro la brutta notizia, ma senza scomporsi più di tanto, sono della mia stessa idea ormai siamo qui andiamo e vediamo!

E in un baleno siamo pronti e sul gommone in navigazione verso il punto dove il relitto del Ravenna riposa da ormai 90 anni.


Disegno del Relitto - Clicca per ingrandire
Luca - Clicca per ingrandire “Eccolo!” Esclama il nostro “Caronte”, colui che portava le anime dannate all’inferno, indicando il display dell’ecoscandaglio; una grossa macchia nera si innalza dal fondo per circa una quindicina di metri, ormai ci siamo.
Un secondo passaggio di sicurezza e il pedagno è in acqua; guardo filare tutti i 105 metri di cima in un’atmosfera surreale e finalmente la boa è in acqua. Tutti rimangono a fissare la tanica che pigramente ondeggia su un mare calmissimo cercando di capire la corrente ma, contro ogni previsione, non c’è nulla da capire; non c’è corrente.
E tutti cominciano a darsi da fare come formiche; nei minuti subito prima del tuffo la tensione sale e ognuno in silenzio ripassa il proprio profilo d’immersione… Ma chi ? Non è mai successo! Come ogni nostra altra immersione scatta la molla e cominciamo a prenderci in giro e a fare battute per alleviare la tensione e devo dire che la cosa funziona sempre dato che ci fa entrare in acqua col sorriso e la gioia di essere qui oggi ma comunque concentrati al massimo.
Siamo in acqua in un baleno e mentre aspetto i miei compagni guardo giù e vedo la cima del pedagno sparire nel blu e un milione di pensieri e d’emozioni si susseguono una dietro l’altra. Arrivano e ci diamo l’ok, facciamo l’ok in barca, sgonfiamo il gav e iniziamo la discesa; tutti i pensieri svaniscono e la vita finalmente comincia.
La discesa procede tranquilla e verso i 60 metri un milione di spilli che mi pungono in faccia mi ricordano che a queste quote una buona muta è sempre ben accetta ma, poco dopo, una macchia scura comincia a prendere forma e attorno agli 80 metri finalmente siamo sul relitto e il freddo scompare.
Tocco la murata e chiudo un attimo gli occhi, l’emozione è immensa; visto il poco tempo a disposizione ho voglia di correre da tutte le parti, ma so benissimo che non riuscirò a vederlo tutto in una sola immersione, quindi mi dedico alla zona dove è caduto il pedagno; il centro nave.
Franco - Clicca per ingrandire Appena arrivati si notano subito sulla murata le numerosissime gorgonie bianche delle dimensione di querce, questa è la conferma che la zona è battuta spesso e volentieri da forti correnti.
Dopo lo spettacolo “botanico” comincio l’esplorazione e la bellissima visibilità mi permette di vagare con lo sguardo da murata a murata; la copertura del ponte ormai è sparita col tempo lasciando scoperte le strutture inferiori, ma in generale il relitto, vuoi per la profondità e per l’immersione davvero per “pochi” lo hanno mantenuto davvero in ottime condizioni. Numerosissimi sono i particolari ancora visibili come le balle di cotone che facevano parte del carico sparse qua e là, i bighi delle scialuppe e le bitte che sembrano pronte ad accogliere le cime per ormeggiare ancora una volta la nave in porto.
Mi sposto verso poppa e la mancanza della copertura del ponte mi permette di vedere bene gli interni e la suddivisione delle varie stanze che una volta erano le cabine di prima classe; quando, ad un certo punto, qualcosa attira la mia attenzione mi fermo e guardandomi attorno capisco di essere nella zona cucine dato che numerose stoviglie e altri oggetti spuntano qua e là.
Uno spettacolo stupendo penso tra me e me quando vengo richiamato all’ordine dal ronzio degli scooter dei miei compagni d’immersione che mi lanciano un ok e proseguono verso poppa.
Proseguo verso poppa e rimango ad esplorare il fumaiolo, che si alza ancora dal cuore della nave, ma dopo una rapida occhiata agli strumenti decido di ritornare vicino al pedagno dato che è passato da poco metà del tempo a disposizione.
Mi guardo intorno quando un movimento attira la mia attenzione; un grongo enorme per nulla spaventato dalla mia presenza mi viene incontro e come un cagnolino al mio fianco mi accompagna fino al pedagno.
Ringrazio il “biscione” con una carezza e lui immobile rimane a guardare quegli strani esseri che pian piano risalgono lungo la cima per poi sparire nel blu.
Franco e lo Scooter - Clicca per ingrandire Che emozioni fantastiche, ma ora inizia la parte più pericolosa di tutta l’immersione la lunga decompressione di un ora e mezza che ci porterà fuori dall’acqua; arriviamo in pochi minuti ai -42mt dove Stefano ci sta aspettando e dopo un rapido ok e un controllo ai gas facciamo il cambio con il Trimix “leggero” e continuiamo con le nostre tappe.
Ormai manca la mezz’ora di ossigeno puro ai 6 metri e le emozioni di prima sono già lontane ma il ricordo è più vivo che mai e mentre sto fantasticando con la mente vengo richiamato all’attenzione da Francesco che furiosamente indica qualcosa alle mie spalle, mi giro, e vedo allontanarsi un’aquila di mare.
Oggi la natura ci ha veramente accolto nel migliore nei modi nell’elemento più bello di tutti; l’acqua.
Siamo fuori e il computer segna 105 minuti d’immersione e il sole ci accoglie caldo su di un mare calmissimo; subito i nostri amici ci assalgono per i primi report e dopo aver recuperato la stazione deco e il pedagno rientriamo per fare l’ultima tappa... come di consueto con le gambe sotto al tavolo davanti ad un bel piatto di pasta al sugo!

Carlo Benvenuti

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