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Sono così in anticipo che i nostri amici dello Sport 7 Diving Club non sono ancora arrivati e tanto meno i miei compagni d’immersione; meglio così, ne approfitto per scaricare e ricontrollare tutta l’attrezzatura davanti al gommone e per gustarmi i primi raggi di sole di questa fantastica giornata che si presenta con un cielo blu come il mare. Purtroppo subito il mio buon umore è guastato dalle cattive notizie che mi danno i pescatori del posto, oggi la corrente è davvero forte, beh ormai siamo qua e la giornata sarebbe comunque buttata; andiamo e vediamo cosa ci aspetta.Arrivano i miei compagni e do loro la brutta notizia, ma senza scomporsi più di tanto, sono della mia stessa idea ormai siamo qui andiamo e vediamo! E in un baleno siamo pronti e sul gommone in navigazione verso il punto dove il relitto del Ravenna riposa da ormai 90 anni.
“Eccolo!” Esclama il nostro “Caronte”, colui che portava le anime dannate all’inferno, indicando il display dell’ecoscandaglio; una grossa macchia nera si innalza dal fondo per circa una quindicina di metri, ormai ci siamo.Un secondo passaggio di sicurezza e il pedagno è in acqua; guardo filare tutti i 105 metri di cima in un’atmosfera surreale e finalmente la boa è in acqua. Tutti rimangono a fissare la tanica che pigramente ondeggia su un mare calmissimo cercando di capire la corrente ma, contro ogni previsione, non c’è nulla da capire; non c’è corrente. E tutti cominciano a darsi da fare come formiche; nei minuti subito prima del tuffo la tensione sale e ognuno in silenzio ripassa il proprio profilo d’immersione… Ma chi ? Non è mai successo! Come ogni nostra altra immersione scatta la molla e cominciamo a prenderci in giro e a fare battute per alleviare la tensione e devo dire che la cosa funziona sempre dato che ci fa entrare in acqua col sorriso e la gioia di essere qui oggi ma comunque concentrati al massimo. Siamo in acqua in un baleno e mentre aspetto i miei compagni guardo giù e vedo la cima del pedagno sparire nel blu e un milione di pensieri e d’emozioni si susseguono una dietro l’altra. Arrivano e ci diamo l’ok, facciamo l’ok in barca, sgonfiamo il gav e iniziamo la discesa; tutti i pensieri svaniscono e la vita finalmente comincia. La discesa procede tranquilla e verso i 60 metri un milione di spilli che mi pungono in faccia mi ricordano che a queste quote una buona muta è sempre ben accetta ma, poco dopo, una macchia scura comincia a prendere forma e attorno agli 80 metri finalmente siamo sul relitto e il freddo scompare. Tocco la murata e chiudo un attimo gli occhi, l’emozione è immensa; visto il poco tempo a disposizione ho voglia di correre da tutte le parti, ma so benissimo che non riuscirò a vederlo tutto in una sola immersione, quindi mi dedico alla zona dove è caduto il pedagno; il centro nave.
Appena arrivati si notano subito sulla murata le numerosissime gorgonie bianche delle dimensione di querce, questa è la conferma che la zona è battuta spesso e volentieri da forti correnti.Dopo lo spettacolo “botanico” comincio l’esplorazione e la bellissima visibilità mi permette di vagare con lo sguardo da murata a murata; la copertura del ponte ormai è sparita col tempo lasciando scoperte le strutture inferiori, ma in generale il relitto, vuoi per la profondità e per l’immersione davvero per “pochi” lo hanno mantenuto davvero in ottime condizioni. Numerosissimi sono i particolari ancora visibili come le balle di cotone che facevano parte del carico sparse qua e là, i bighi delle scialuppe e le bitte che sembrano pronte ad accogliere le cime per ormeggiare ancora una volta la nave in porto. Mi sposto verso poppa e la mancanza della copertura del ponte mi permette di vedere bene gli interni e la suddivisione delle varie stanze che una volta erano le cabine di prima classe; quando, ad un certo punto, qualcosa attira la mia attenzione mi fermo e guardandomi attorno capisco di essere nella zona cucine dato che numerose stoviglie e altri oggetti spuntano qua e là. Uno spettacolo stupendo penso tra me e me quando vengo richiamato all’ordine dal ronzio degli scooter dei miei compagni d’immersione che mi lanciano un ok e proseguono verso poppa. Proseguo verso poppa e rimango ad esplorare il fumaiolo, che si alza ancora dal cuore della nave, ma dopo una rapida occhiata agli strumenti decido di ritornare vicino al pedagno dato che è passato da poco metà del tempo a disposizione. Mi guardo intorno quando un movimento attira la mia attenzione; un grongo enorme per nulla spaventato dalla mia presenza mi viene incontro e come un cagnolino al mio fianco mi accompagna fino al pedagno. Ringrazio il “biscione” con una carezza e lui immobile rimane a guardare quegli strani esseri che pian piano risalgono lungo la cima per poi sparire nel blu.
Che emozioni fantastiche, ma ora inizia la parte più pericolosa di tutta l’immersione la lunga decompressione di un ora e mezza che ci porterà fuori dall’acqua; arriviamo in pochi minuti ai -42mt dove Stefano ci sta aspettando e dopo un rapido ok e un controllo ai gas facciamo il cambio con il Trimix “leggero” e continuiamo con le nostre tappe.Ormai manca la mezz’ora di ossigeno puro ai 6 metri e le emozioni di prima sono già lontane ma il ricordo è più vivo che mai e mentre sto fantasticando con la mente vengo richiamato all’attenzione da Francesco che furiosamente indica qualcosa alle mie spalle, mi giro, e vedo allontanarsi un’aquila di mare. Oggi la natura ci ha veramente accolto nel migliore nei modi nell’elemento più bello di tutti; l’acqua. Siamo fuori e il computer segna 105 minuti d’immersione e il sole ci accoglie caldo su di un mare calmissimo; subito i nostri amici ci assalgono per i primi report e dopo aver recuperato la stazione deco e il pedagno rientriamo per fare l’ultima tappa... come di consueto con le gambe sotto al tavolo davanti ad un bel piatto di pasta al sugo! Carlo Benvenuti |
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